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June 21 IL CODICE DA VINCI di Ron HowardNel Codice Da Vinci è la piattezza a farla da padrone. Ron Howard è incapace di far parlare le immagini e così per tutta la durata della pellicola assistiamo ad un incessante flusso di parole che tentano di spiegare cosa stiamo guardando, ossia un calderone in cui c'è un po' di tutto.
La narrazione è macchinosa e la regia è senza guizzi, non ci si appassiona mai e il coinvolgimento rasenta lo zero, complici un Tom Hanks mai visto così svogliato e una Totou che pare la versione femminile di Orlando Bloom in quanto a espressività e carisma. In coppia sono assolutamente disastrosi. Sprecate le buone prove di Molina, Bettany e McKellen. Fin dalle prime scene assistiamo a performance assurde da parte di Hanks che risolve anagrammi lunghi intere frasi più velocemente di un computer e a dialoghi involontariamente ridicoli (Hanks risolve il primo enigma all'interno del Louvre: "Il Codice Da Vinci... la Monna Lisa" e la Tatou: "hey è proprio qui!" ma no?). Tutto è telefonato e l'unico colpo di scena che dovrebbe trascinare l'attenzione dello spettatore fino alla fine del film lo si capisce dopo neanche mezzora. Il tutto infarcito da musiche inutilmente pompose e fastidiosissime. Un blockbusterone senza un minimo di fascino, e si che gli argomenti (pur non avendo letto il libro) sono molto interessanti e non certo privi di spunti, e decisamente il film più brutto dell'anno.
M.G. May 15 M:I:III (Mission Impossible 3)M:I:III di J.J. Abrams
Cast: Tom Cruise, Ving Rhames, Philip Seymour Hoffman, Billy Cudrup, Laurence Fishburne, Johnatan Rhys Meyers, Michelle Monaghan
Il terzo capitolo della saga di Mission Impossibile inizia scaricando sullo schermo un’abbondante dose di adrenalina e per almeno un’ora il film si mantiene su buoni livelli: molto interessante la parte ambientata a Berlino in cui si respirano le atmosfere da spy story alla De Palma ben amalgamate con una spettacolare fuga notturna in elicottero (a mio parere la scena più bella del film). Se le scene d’azione rimangono la cosa più interessante (decisamente divertente quella sul ponte), non si può dire certo la stessa cosa delle incursioni nella vita privata di Hunt: un tentativo non riuscito di dare spessore ai personaggi che nulla aggiunge alla storia. Dato per scontato che di fronte ad un prodotto smaccatamente votato all’esagerazione come Mission Impossibile bisogna stare al gioco, si rimane comunque piuttosto scettici di fronte a molte trovate al limite del ridicolo. Per carità, anche nel film di Woo si assisteva a numeri da circo equestre e oltre ma il tutto era imperniato da una massiccia dose di autoironia che rendeva simpatici divertissment anche le scene più improbabili e o le evoluzioni registiche più compiaciute. Abrams invece si prende sul serio tentando di ritrovare le atmosfere più cupe e meno scherzose di De Palma, portando l’azione in Europa e poi in Cina ma la scelta si rivela a doppio taglio e di fronte ad un Cruise che con un braccio solleva Philip Seynour Hoffman (che di Tom ne fa almeno un paio) strappandolo dal vortice impetuoso della gravità nella sequenza aerea o che si improvvisa novello matematico risolvendo improbabili calcoli, non si può fare a meno di sorridere. Anche chi è disposto ad accettare qualsiasi sfida in nome dell’impossibile evocato dal titolo, troverà difficile non sghignazzare di fronte a certe scelte che, soprattutto nella seconda ora, si ripetono con meccanicità senza un vero collante che faccia di tanta azione un film veramente mozzafiato. I movimenti di macchina rapidi e il montaggio frenetico delle scene di azione non permettono di entrare veramente nel vivo e alla lunga tendono a lasciare piuttosto indifferenti. Sicuramente il meno riuscito dei tre film sull’agente Ethan Hunt. M.G. May 10 L'ERA GLACIALE 2 - IL DISGELOICE AGE: THE MELTDOWN
di Carlos Saldanha
USA 2006
Erano alte le aspettative per questo secondo capitolo dell'Era Glaciale dopo la sorprendente esplosività del primo capitolo. Sotto il profilo strettamente ludico non si rimane delusi perché il film è divertentissimo nonostante le gag siano più che altro visive e bastae più sulla "fisicità" che non sulle battute e sui dialoghi come accadeva nel precedente episodio. Dopo le esilaranti performance precedenti, lo scoitattolino Scrat (un novello Will Coyote, o Paperino che si aggiunge alla lunga serie degli "sfigati" del mondo dei cartoons) ha molto più spazio ed ogni volta che è in scena le risate sono assicurate anche se forse sarebbe stato meglio dosare con più parsimonia le comparsate per non ricorrere nel già visto. I due nuovi personaggi comprimari, gli opossum, sono azzeccatissimi e si rendono partecipi di una delle scene più divertenti dell'intero film (chi l'ha visto capirà) anche se il doppiaggio di uno di loro affidato al cantante Lee Ryan è discutibile: si capisce veramente poco quando in diverse occasioni. Riuscitissimo il gran lavoro per creare la folta schiera di animali in fuga dal disgelo, tutti simpatici, coloratissimi e dotati di espressioni molto umane che rappresentano il valore aggiunto a livello tecnico da parte della Fox che a livello visivo fa passi da gigante curando benissimo i particolari (basti vedere il pelo dei due mammut per notare la differenza con il primo capitolo).
La storia è un mero pretesto, ma non si tratta per forza di un fattore negativo: più che altro era praticamente impossibile bissare la freschezza del predecessore e come quasi tutti i seguiti, il confronto è perso in partenza. Pur restando un prodotto nella media, L'Era Glaciale 2 supera di gran lunga film d'animazione sottotono come i recenti Robots o Shark Tale. Manuela Gobbo April 03 SOLO DUE ORE di Richard Donner16 Blocks
di Richard Donner
USA 2006
Prendete un Bruce Willis che fa il Bruce Willis: trasandato e alcolizzato con tanto di barba lunga. Aggiungete un po' di trucco che lo fa sembrare più vecchio, i baffi e qualche chilo di pancia. Il personaggio è nelle sue corde, ma privato del fascino che si portava dietro sempre e comunque.
Prendete Richard Donner che rivisita la coppia formata dal bianco sull'orlo del precipizio e il nero che fa da spalla (questa volta svampito e simpatico, che fa quasi tenerezza). Gli argomenti del film non sono certo innovativi: un detenuto che in realtà è un bravo ragazzo, il poliziotto che fa la cosa giusta a costo di andare contro i colleghi amici e un'amicizia nata da una coppia mal assortita ma che ridarà speranza ad entrambi. I temi sono sempre i soliti, le scene action fracassone sono godibili anche se alla lunga un po' fastidiose (la durata massima di ogni sequenza è di 2 secondi e la mdp ha movimenti forsennati che confondono e non consentono di capire quello che succede) e le battute sono simpatiche e scritte con mestiere. Sarebbe un film divertente se non ne avessimo già visti a decine sempre uguali, cosa che indubbiamente toglie quella freschezza e simpatia che ha reso pellicole come Arma Letale dei cult. Bruce Willis è sempre una garanzia e la sua recitazione sottomessa è convincente, il cattivo-cattivo svolge il suo ruolo viscido con maestria e il giovane di colore è simpatico quanto basta. Assolutamente perdibile o sicuramente godibile a secondo dei gusti, un film che intrattiene e fa il suo dovere per le due ore di durata e che andrà ad unirsi ai tanti suoi predecessori nel mucchio del senza infamia e senza lode destinato al dimenticatoio.
Manuela Gobbo February 11 MUNICH di Steven SpielbergMUNICH
USA 2005
Cast: Eric Bana, Daniel Craig, Ciaran Hinds, Mathieu KassovitzHanns Zischler, Geoffey Rush
Un bentornato a Spielberg dopo la pausa-ciofeca de La Guerra dei Mondi, qui al suo meglio in un film che scorre via senza un attimo di tregua tra suspance e azione, commozione e riflessione. La sua grande abilità tecnica è di nuovo a servizio di una storia (e della storia) importante e quantomai attuale. Un film che raccontandoci di un evento passato ci fa indubbiamente riflettere sul nostro presente, sulle nostre guerre e sui nostri modi di combatterle. Il tutto davvero girato con la sua proverbiale fluidità e attenzione verso i personaggi, tutti ricchi di sfumature e spessore, tutti ugualmente freddi ma infinitamente deboli, tutti uguali di fronte alla violenza e tutti uguali di fronte all'amore e agli affetti. Anni 70 nell'impostazione (gli zoom, i continui giochi di riflessi fra specchi, finestrini, vetrine), affascinante la fotografia (con i cambi di tono, dal grigio quasi bianco di Cipro e Israele ai toni di marrone di Londra ai colori vivaci di Roma) e come sempre attentissimo nella ricostruzione d'epoca. Gli interpreti sono tutti convincenti, aiutati anche dal fatto che ogni singolo personaggio, come ho già detto, ha qualcosa da dire e da offrire allo spettatore. Gran film davvero, fa piacere vedere che il buon Steven sie era solo preso una breve vacanza di un film. |
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