Manuela's profileI Classici del CinemaPhotosBlogLists Tools Help

Blog


    July 14

    LETTERA A TRE MOGLI di Joseph L. Mankiewicz

    Tre donne sposate, amiche, e una quarta di cui conosciamo solo la voce (quella bellissima e suadente di Celeste Holm) che rappresenta la tentazione, il lato misterioso e pieno di fascino cui i tre uomini paiono avere un debole. L’amica assente, o presente in qualche occasione ma sempre fuori campo, spedisce una lettera alle tre mogli dichiarando che sarebbe fuggita con uno dei loro mariti, naturalmente senza specificare quale.

    Mankiewicz qui dirige e sceneggia, due fasi di lavoro che da sempre ha concepito come facce della stessa medaglia, quasi indissolubili e per le quali ottiene per la prima volta entrambi gli oscar insieme alla vera consacrazione dopo quattro flop consecutivi. L’impostazione del film non ha pecche ed è talmente precisa e studiata alla perfezione che non si ha mai il minimo dubbio sulla credibilità delle storie delle tre donne che si concatenano attraverso altrettanti falshback. Gli elementi fondamentali ci sono tutti: tre uomini che si ritrovano ad essere lontani da casa, le rispettive consorti impegnate in una gita in barca che dura l’intera giornata, sole con i loro dubbi e le loro gelosie, impossibilitate a verificare subito quale dei loro mariti è al momento in fuga con l’amica. Il film è modernissimo, forse anche troppo avanti per i suoi tempi (come spesso è accaduto a Mankiewicz) ed ogni storia ci porta argomenti che ancora oggi sono d’attualità. Il primo flashback vedo il conflitto fra diverse classi sociali e se vogliamo è il più risaputo, seppur imperniato di un’ironia ed eleganza che fanno la differenza. Il secondo invece è decisamente quello più moderno, in cui si critica lo strapotere della pubblicità e l’arroganza dei mass media che schiacciano tutto e tutti piegando anche gli animi più liberali al mero fine del profitto. Qui il personaggio di Kirk Douglas pare essere la coscienza del regista, indottrinante e pieno di se ma certo del suo talento e del suo essere dalla parte del giusto, ma anche molto umano e attento alla sensibilità del prossimo. Nell’ultimo episodio abbiamo di nuovo una guerra dei sessi e di denaro, con una magnifica coppia che mette le carte in tavola e dichiara apertamente i propri fini concordando un matrimonio di convenienza (e siamo nel ’49!!!) che si rivelerà poi un legame molto più profondo di quello che appare. Tutti e tre gli episodi sono però concatenati, come fossero una parte di una stessa storia con i sei personaggi (più l’amica scomparsa Addie Ross) che appaiono e interagiscono nei ricordi degli altri, e concatenati in maniera sublime.

    Tutto il film è imperniato di un’ironia pungente, da una messa in scena elegantissima e arricchito da un finale aperto, senza apparente conclusione che ci lascia anche il dubbio che Addie Ross sia solo uno spirito che aleggia, una scusa per far riflettere tre donne gelose e anche un po’ annoiate dalla vita borghese fatta di cene al country club.

    Ancora una volta Mankiewicz ci regala una perla che trascende il tempo, cosa che accade solo ai puri talenti.

    June 29

    I DIMENTICATI (Sullivan's Travels) di Preston Sturges

    Mentre in Italia aspettiamo che qualche casa di distribuzione si occupi di Preston Sturges, in USA la Criterion ha pubblicato un'edizione coi fiocchi di quello che probabilmente è il miglior film di questo "dimenticato" regista.
    L'edizione è come di consueto ricca di extra che comprendono un'interessante documentario di 76 minuti e il commento al film che però non sono sottotitolati oltre che al trailer, foto e materiale pubblicitario.

    Free Image Hosting at www.ImageShack.us Free Image Hosting at www.ImageShack.us

    Sottotitoli in inglese per il film invece.
    Audio e video sono su livelli davvero eccellenti e non ci sono problemi di sorta nemmeno nelle scene più buie, dalle immagini qui di seguito potete giudicare anche voi.

    Free Image Hosting at www.ImageShack.us Free Image Hosting at www.ImageShack.us
    Free Image Hosting at www.ImageShack.us Free Image Hosting at www.ImageShack.us
     
    Che dire della qualità artistica del film? Personalmente rimasi folgorata da Sullivan's Travels la prima volta che lo vidi, sebbene non fosse il primo film di Sturgess che guardavo, fu però senza dubio quello che mi fece venir voglia di saperne di più. Parte come una delle più classiche commedie americane di quegli anni, citandole e facendo la parodia dei vecchi film da torte in faccia e inseguimenti a rotta di collo, ma con amore verso chi faceva divertire la gente e rivalutando così i film fatti solo per ridere. La pellicola di Sturges prende poi una piega inaspettata e si passa al dramma quando il protagonista per errore viene incarcerato e costretto ai lavori forzati e stando a contatto con i carcerati si rende conto che l'unicaloro gioia era rappresentata dai cartoni animati di Topolino che qualche volta facevano loro vedere. Qui il film commuove e fa pensare, a dispetto ma nello stesso tempo a sottolineare che sebbene il regista proclami il suo credo in un cinema che faccia divertire lo spettatore, si può nello stesso tempo farlo riflettere sulla realtà. I Dimenticati è insieme un atto d'amore e un film nel film sul valore delle commedie e del cinema come spensieratezza, un viaggio che si intraprende insieme a Sullivan ed insieme a lui si ride e ci si commuove profondamente.
    Un dvd da non perdere!
     
    M.G.
     
    June 21

    IL CODICE DA VINCI di Ron Howard

    Nel Codice Da Vinci è la piattezza a farla da padrone. Ron Howard è incapace di far parlare le immagini e così per tutta la durata della pellicola assistiamo ad un incessante flusso di parole che tentano di spiegare cosa stiamo guardando, ossia un calderone in cui c'è un po' di tutto.
    La narrazione è macchinosa e la regia è senza guizzi, non ci si appassiona mai e il coinvolgimento rasenta lo zero, complici un Tom Hanks mai visto così svogliato e una Totou che pare la versione femminile di Orlando Bloom in quanto a espressività e carisma. In coppia sono assolutamente disastrosi. Sprecate le buone prove di Molina, Bettany e McKellen.
    Fin dalle prime scene assistiamo a performance assurde da parte di Hanks che risolve anagrammi lunghi intere frasi più velocemente di un computer e a dialoghi involontariamente ridicoli (Hanks risolve il primo enigma all'interno del Louvre: "Il Codice Da Vinci... la Monna Lisa" e la Tatou: "hey è proprio qui!" ma no?
    ). Tutto è telefonato e l'unico colpo di scena che dovrebbe trascinare l'attenzione dello spettatore fino alla fine del film lo si capisce dopo neanche mezzora. Il tutto infarcito da musiche inutilmente pompose e fastidiosissime.

    Un blockbusterone senza un minimo di fascino, e si che gli argomenti (pur non avendo letto il libro) sono molto interessanti e non certo privi di spunti, e decisamente il film più brutto dell'anno.

     

    M.G.

    May 26

    I MILIONI DELLA MANICURE

    Hands Across The Table
    di Mitchell Leisen
    USA 1935
    Cast: Carole Lombard, Fred McMurray
     
    Hands Across the Table (il titolo italiano è davvero orribile) è un piccolo gioiellino sconosciuto che vanta un cast di tutto rispetto: la splendida Lombard si riconferma ai miei occhi la miglior attrice comica mai esistita, in lei convivono classe infinita e la semplicità della ragazza qualunque, gioia di vivere e malinconia profonda. Davvero una dea. Protagonista maschile un giovane Fred McMurray (che personalmente non amo molto ma tant'è) e un sempre sfigato Raph Bellamy nella solita parte di chi non ha alcuna speranza di conquistare la donna amata. La commedia ha elementi tipici del genere di quegli anni come l'eleganza nella messa in scena, i dialoghi imperniati di un'ironia pungente, degli ottimi caratteristi che fanno da spalla alla coppia protagonista e le schermaglie fra i sessi. Il ritmo è meno indiavolato e la trama è decisamente meno surreale rispetto ad altri prodotti il che rende il film forse meno divertente ma si presta ad una visione più rilassata.
    Non siamo ai livelli delle migliori commedie del periodo ma per gli appassionati del genere è assolutamente da recuperare.
     
    M.G.
    May 15

    M:I:III (Mission Impossible 3)

    M:I:III

    di J.J. Abrams
    Cast: Tom Cruise, Ving Rhames, Philip Seymour Hoffman, Billy Cudrup, Laurence Fishburne, Johnatan Rhys Meyers, Michelle Monaghan

     

    Il terzo capitolo della saga di Mission Impossibile inizia scaricando sullo schermo un’abbondante dose di adrenalina e per almeno un’ora il film si mantiene su buoni livelli: molto interessante la parte ambientata a Berlino in cui si respirano le atmosfere da spy story alla De Palma ben amalgamate con una spettacolare fuga notturna in elicottero (a mio parere la scena più bella del film). Se le scene d’azione rimangono la cosa più interessante (decisamente divertente quella sul ponte), non si può dire certo la stessa cosa delle incursioni nella vita privata di Hunt: un tentativo non riuscito di dare spessore ai personaggi che nulla aggiunge alla storia. Dato per scontato che di fronte ad un prodotto smaccatamente votato all’esagerazione come Mission Impossibile bisogna stare al gioco, si rimane comunque piuttosto scettici di fronte a molte trovate al limite del ridicolo. Per carità, anche nel film di Woo si assisteva a numeri da circo equestre e oltre ma il tutto era imperniato da una massiccia dose di autoironia che rendeva simpatici divertissment anche le scene più improbabili e o le evoluzioni registiche più compiaciute. Abrams invece si prende sul serio tentando di ritrovare le atmosfere più cupe e meno scherzose di De Palma, portando l’azione in Europa e poi in Cina ma la scelta si rivela a doppio taglio e di fronte ad un Cruise che con un braccio solleva Philip Seynour Hoffman (che di Tom ne fa almeno un paio) strappandolo dal vortice impetuoso della gravità nella sequenza aerea o che si improvvisa novello matematico risolvendo improbabili calcoli, non si può fare a meno di sorridere. Anche chi è disposto ad accettare qualsiasi sfida in nome dell’impossibile evocato dal titolo, troverà difficile non sghignazzare di fronte a certe scelte che, soprattutto nella seconda ora, si ripetono con meccanicità senza un vero collante che faccia di tanta azione un film veramente mozzafiato. I movimenti di macchina rapidi e il montaggio frenetico delle scene di azione non permettono di entrare veramente nel vivo e alla lunga tendono a lasciare piuttosto indifferenti. Sicuramente il meno riuscito dei tre film sull’agente Ethan Hunt.

    M.G.

    May 13

    Marlene Dietrich Glamour Collection (DVD)

    Sono uscite per il mercato americano le Glamour Collection dedicate a Marlene Dietrich, Carole Lombard e Mae West. Si tratta di semplici custodie "amaray" (ossia le classiche custodie di plastica della maggior parte delle edizioni standard dei dvd) con una copertina trasparente ma molto elegante. Al loro interno 2 dvd "flipper" (si leggono su entrambi i lati, come ad esempio succede per molti dvd di serie tv) contenenti 5 o 6 film.
     
    Ho acquistato quelli della Dietrich e della Lombard sullo store americano www.dvdpacific.com e mi è arrivato il primo qualche giorno fa, fortunatamente senza tasse doganali aggiuntive. Vi ricordo che occorre un lettore dvd dezonato per poter vedere i titoli che non sono Regione 2.
     
    Farò una breve recensione dei film mano a mano che li vedo aggiornando questo messaggio.
     
    Marlene Dietrich collection contiene:
     
    Morocco
    Blonde Venus
    The Devil Is a Woman
    Flame of New Orleans
    Golden Earrings
     
     
    Intanto ecco le immagini della copertina (cliccateci sopra per ingrandirle):
     

    Free Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.us

     

    Lingue e sottotitoli uguali per tutti e 5 i titoli presenti: traccia inglese e sottotitoli in inglese, francese e spagnolo

     

    Free Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.us

     

    Ecco alcuni screenshot di

    Blonde Venus (Venere Bionda)

    Josef Von Sternberg
    USA 1932
    Cast: Marlene Dietrich, Herbert Marshall, Cary Grant

     

    Free Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.us Free Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.us

     

    La qualità video non è ottima sebbene vista l'eta della pellicola è più che comprensibile. La traccia inglese è invece chiara e senza fruscii.

    Nessun contenuto speciale (come purtroppo comune a tutti i film di queste Glamour Collection), nemmeno il trailer.

    Voto complessivo all'edizione: 7

     

    **************************************************

     

    Morocco (Marocco)

    Josef Von Sternberg
    USA 1930
    Cast: Marlene Dietrich, Gary Cooper, Adolphe Menjou
     
    capitoli e screenshot
     

    Free Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.us Free Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.usFree Image Hosting at www.ImageShack.us

    La qualità mi sembra migliore di Venere Bionda, anche se l'audio, soprattutto nella prima parte del film presenta un po' di fruscio di fondo. La visione sul mio 42'' è più che discreta calcolando anche che siamo di fronte ad una pellicola del 1930 non ci si può certo lamentare. Unico extra il trailer originale.

    Voto complessivo all'edizione: 8
     
    continua... a presto per la recensione e le immagini degli altri film!
    May 10

    GRAND HOTEL di Edmund Goulding

    GRAND HOTEL
    di Edmund Goulding
    USA 1932
    Cast: Greta Garbo, John Barrymore, Lionel Barrymore, Joan Crawford
     
    Cast all star per un grande successo MGM dell'epoca in cui per la prima volta vennero ingaggiati attori e attrici di primordine tutti nel medesimo film. Le storie dei protagonisti si intrecciano e sono alternate ed accavallate con sapiente maestria, le ambientazioni dell'Hotel sono di gran classe e alcune sequenze abbastanza audaci per i tempi.
    Purtroppo, sebbene la pellicola sia esteticamente curatissima e gli attori eccellenti, manca un vero coinvolgimento che permetta di affezionarsi ai personaggi o alle vicende narrate. Lo sguardo è piuttosto distaccato e si ha l'impressione di assistere ad un lavoro eccellente a cui manca il cuore, e anche la drammaticità di alcuni eventi lascia indifferenti.
    Ammirevole comunque il lavoro di Goulding nella direzione di tante grandi star che si trovavano per la prima volta a dividere le luci della ribalta, e nel sapiente meccanismo di narrazione che non ha pecche. Elegantissimo e raffinato, risente un po' dei (tanti) anni trascorsi ma vale comunuqe la pena vederlo per ammirare un tipo di cinema decisamente lontano dai nostri canoni.
     
    Manuela Gobbo
     
    Il dvd Warner è ottimo sotto il profilo video: incredibile se si pensa che è un film del '32, anche la traccia inglese è molto buona senza fruscii. Quella italiana, al solito, devo ancora ascoltarla.
    Gli extra sono interessanti e il making of presenta molti aspetti interessanti anche se non è particolarmente lungo. C'è poi una sfiziosa trasmissione d'poca sulla prima del film a Los Angeles con tanto di ingresso delle star.
    Si trova a poco prezzo un po' ovunque, io ho l'edizione francese pagata 9,90 su www.mediadis.com uguale in tutto e per tutto a quella italiana.

    L'ERA GLACIALE 2 - IL DISGELO

    ICE AGE: THE MELTDOWN
    di Carlos Saldanha
    USA 2006
     
    Erano alte le aspettative per questo secondo capitolo dell'Era Glaciale dopo la sorprendente esplosività del primo capitolo. Sotto il profilo strettamente ludico non si rimane delusi perché il film è divertentissimo nonostante le gag siano più che altro visive e bastae più sulla "fisicità" che non sulle battute e sui dialoghi come accadeva nel precedente episodio. Dopo le esilaranti performance precedenti, lo scoitattolino Scrat (un novello Will Coyote, o Paperino che si aggiunge alla lunga serie degli "sfigati" del mondo dei cartoons) ha molto più spazio ed ogni volta che è in scena le risate sono assicurate anche se forse sarebbe stato meglio dosare con più parsimonia le comparsate per non ricorrere nel già visto. I due nuovi personaggi comprimari, gli opossum, sono azzeccatissimi e si rendono partecipi di una delle scene più divertenti dell'intero film (chi l'ha visto capirà) anche se il doppiaggio di uno di loro affidato al cantante Lee Ryan è discutibile: si capisce veramente poco quando in diverse occasioni. Riuscitissimo il gran lavoro per creare la folta schiera di animali in fuga dal disgelo, tutti simpatici, coloratissimi e dotati di espressioni molto umane che rappresentano il valore aggiunto a livello tecnico da parte della Fox che a livello visivo fa passi da gigante curando benissimo i particolari (basti vedere il pelo dei due mammut per notare la differenza con il primo capitolo).
    La storia è un mero pretesto, ma non si tratta per forza di un fattore negativo: più che altro era praticamente impossibile bissare la freschezza del predecessore e come quasi tutti i seguiti, il confronto è perso in partenza. 
    Pur restando un prodotto nella media, L'Era Glaciale 2 supera di gran lunga film d'animazione sottotono come i recenti Robots o Shark Tale. 
     
    Manuela Gobbo
    May 09

    PIANO… PIANO DOLCE CARLOTTA di Robert Aldrich

    HUSH... HUSH SWEET CHARLOTTE
    di Robert Aldrich
    USA 1964
    Cast: Bette Davis, Olivia de Havilland, Joseph Cotten
     
    Robert Aldrich dirige con maestria questa pellicola che fa il paio con il precedente “Che fine ha fatto baby Jane”, del quale mantiene interprete femminile (Davis), sceneggiatore e autore del libro da cui è tratta la vicenda. Bette Davis affronta ancora una volta il ruolo della pazza isolata dal mondo, ed anche in questo caso si rivelerà molto meno disturbata dei suoi carnefici.
    Il film non è un seguito di Baby Jane, dal quale comunque attinge nella rappresentazione della coppia di protagoniste femminili (anche la Crawford avrebbe dovuto partecipare nuovamente ma non accettò) ma la storia è diversa e le affinità sono più che altro estetiche. Le atmosfere gotiche e macabre del primo film rimangono immutate e qui la regia è forse ancora più curata ed affascinante. I contrasti dei bianchi e dei neri, i giochi di luce, le riprese dall’alto o dal basso, gli zoom, non sono mai fini a se stessi ma funzionali al racconto e guidano l’attenzione dello spettatore che viene indirizzato a notare particolari ed azioni che permettono di capire al meglio una trama a tratti ingarbugliata. La Davis offre nuovamente una prova di grande spessore, così come la de Havilland, degna sostituta della Crawford e forse ancora più misteriosa e apparentemente innocua quanto spietata nell’evolversi della narrazione. Il gusto per il barocco e il kitsch è ancora più accentuato rispetto alla precedente pellicola di Aldrich ma le scene macabre, sebbene più esplicite, colpiscono meno e la tensione che creano è sicuramente minore. Se Baby Jane lasciava con il fiato sospeso in molte occasioni, Piano.. piano dolce Carlotta non mantiene lo stesso livello di tensione e mistero, il senso di pericolo incombente del precedente film si ritrova solo a tratti. L’inizio della pellicola è splendido, specialmente la sequenza dell’omicidio, a partire dal momento in cui l’arma del delitto viene sottratta durante la festa fino all’inquietante e memorabile scena della Davis (della quale vediamo solo gli splendidi occhi in un sapiente gioco di luci e di ombre) con il vestito bianco imbrattato di sangue. Bellissima inoltre la canzone che da il titolo al film e che viene riproposta da un ormai invecchiato ma molto ambiguo Joseph Cotten.
    Manuela Gobbo

     

    Il dvd fa parte della collana della Fox "Studio Classic" ed ha una confezione esteticamente accattivante con copertina di cartone esterna dorata. Il versante video è eccellente e il film si gode appieno nel suo splendido bianco e nero. L'audio inglese stereo (2.0) è altrettanto buono senza fruscii di fondo e i dialoghi sono chiari e nitidi. La traccia italiana non l'ho ascoltata preferendo la visione in lingua originale con sottotitoli italiani.

    Prezzo € 13,50 su www.dvdworld.it


    April 22

    IL CIELO PUO' ATTENDERE di Ernst Lubitsch

    HEAVEN CAN WAIT
    di Ernst Lubitsch
    USA 1943
    Cast: Don Ameche, Gene Tierney, Charles Coburn
     
    Nel suo primo film in technicolor Lubitsch riprende molti dei suoi temi tipici, ironizzando nuovamente sull'istituzione del matrimonio e le sue convenzioni. Il donnaiolo Van Cleeve meriterebbe di andare all'inferno alla sua morte ma messo di fronte alla storia della sua vita, Lucifero deciderà mandarlo in paradiso e riunirlo alle persone che ama.
    Il film non è al livello dei migliori lavori del regista, ma è comunque ricco di personaggi strampalati e memorabili, specialmente la coppia di suoceri di Van Cleeve, sempre costantemente in lite. Ritroviamo anche la presa in giro dei ricchi: ingoranti, ottusi e incuranti del mondo che li circonda, tutti presi dalle apparenze e dalle formalità (anche uno starnuto durante un'esibizione canora rischia di far crollare la rispettabilità della famiglia). Le pecore nere, in questo caso nonno e nipote, non sono compresi ma la loro intelligenza e brillantezza è spesso sfruttata per fini frivoli che non li discosta poi di molto dai loro parenti.
    Al film però manca quel perenne senso di magia e leggerezza che ha spesso contraddistinto le opere del regista e la comicità è irresistibile solo a tratti. Comunque imperdibile, come qualsiasi altra pellicola di Lubitsch.

     

    Manuela Gobbo

     
    Il dvd fa parte della collana della Fox "Studio Classic", esteticamente molto curato, purtroppo privo di extra. La resa video è buona, così come la traccia inglese. Quella italiana è un po' chiusa ma comunque discreta.

     
    April 20

    IL FANTASMA E LA SIGNORA MUIR di Joseph L. Mankiewicz

    THE GHOST AND MRS MUIR
    di Joseph L. Mankiewicz
    USA 1947
    Cast: Gene Tierney, Rex Harrison, George Sanders
     
    Mankiewicz confeziona un film decisamente atipico in cui si fondono perfettamente romanticismo, sovrannaturale, ironia e melodramma. Ogni elemento sembra misurato con precisione e anche se l'argomento è fantastico non ci si rende quasi conto che il protagonista maschile sia un fantasma, il tutto viene raccontato con estrema naturalezza e nessuna forzatura. Le ambientazioni favoriscono l'atmosfera misteriosa e cupa del film: la casa quasi austera, il mare che si infrange sulle scogliere e i frequenti temporali insieme alle musiche di Bernard Herman danno un tocco di fascino e tensione ad una storia fondamentalmente molto romantica ma anche piena di ironia. Mankiewicz è abilissimo a giostrare i diversi generi e a muovere le fila del film cambiando velocemente il registro, così che quello che un attimo prima ci sembrava un classico drammone si trasforma in commedia per poi variare sul sentimentale e poi tornare su corde più tristi. Dialoghi e battute sono imperniati di sottile ironia, recitati con maestria e carisma da Rex Harrison e da una splendida Gene Tierney. Nel ruolo del viscido e snob corteggiatore della Sig.ra Muir c'è George Sanders, che interpreterà un personaggio con caratteristiche simili in Eva Contro Eva.
    Davvero una bella scoperta questa pellicola, che consiglio a chi volesse vedere un film romantico lontano dai soliti canoni.
     
    DVD
    Il video non è eccezionale e puntini bianchi compaiono durante tutta la visione. Peccato perché per il resto l'immagine è abbastanza pulita.
    Il versante audio presenta una traccia italiana decisamente chiusa ed in alcuni momenti si fa piuttosto fatica a capire i dialoghi, inoltre è presente un rumore di fondo fastidioso. 
    Molto buona invece quella originale inglese, naturale e chiara: non si fatica mai a capire e non ci sono fruscii di fondo.
    Il versante extra purtroppo è nullo: solo il trailer.
    Bellissima la confezione in slipcase (amaray ricoperta da cartoncino esterno) dorata.
    Collana Fox Studio Classic
    Prezzo: € 13,50 su www.dvdworld.it
    Per dovere di informazione, vi segnalo che si trova lo stesso identico dvd, con traccia italiana, sul mercato inglese (www.play.com) ma in semplice amaray senza il cartoncino esterno. Io ho preferito l'edizione nostrana semplicemente per la bellezza dell'estetica e per la poca differenza di prezzo.
     
    Manuela Gobbo
    April 13

    LEI MI ODIA di Spike Lee

    SHE HATE ME
    di Spike Lee
    USA 2004
    Cast: Anthony Mackie, Kerry Washington, Ellen Barkin
     
    Deludente prova di Spike Lee che confeziona un film che resta a metà fra una pellicola di denuncia e un inno alle famiglie allargate e non convenzionali. Il film parte molto bene (con una bella sequenza inziale e ancor più bella quella del suicidio del dottore) con il protagonista che si trova schiacciato fra il desiderio di mantenere i suoi alti standard di vita e la coscienza che gli impone di rendere note le attività truffaldine dei suoi capi. Purtroppo il bersaglio si sposta presto sui binari della mercificazione del sesso e sulle moderne famiglie allargate e di come le donne siano ben più ciniche degli uomini nel sfruttare un evento tanto magico come quello della nascita di una nuova vita: quelle che si fanno inseminare sono spesso spinte da un egoistico desiderio di maternità più che da un reale bisogno di dare amore e crearsi una famiglia, mentre la ex-ragazza di Jack non si fa scrupoli a sfruttare l'uomo e le amiche lesbiche per la sua percentuale sugli incassi. Questo aspetto del film però funziona ben poco e si finisce con l'annoiarsi fra una seduta di sesso e l'altra. Le sequenze in cui gli spermatozoi con la faccia del protagonista viaggiano verso l'ovulo delle varie clienti sono ridicole, così come la tremenda parte in cui la Bellucci parla col padre (un poco credibile John Turturro che si offre di interpretare un concentrato di luoghi comuni sugli italiani mafiosi). L'attrice italiana poi conferma di non essere assolutamente in grado di auto-doppiarsi, figuriamoci poi se tenta di farlo con un improponibile accento simil-siciliano.
    Visto dopo lo splendido La 25a Ora e l'ultimo, bellissimo Inside Man non aiuta di certo nella valutazione di questa pellicola un po' così.

    Manuela Gobbo

    IL GRANDE SONNO di Howard Hawks

    THE BIG SLEEP
    di Howard Hawks
    USA 1946
    Cast: Humphrey Bogart, Lauren Bacall
     
    Un grande noir, girato da un grande regista e interpretato da un grande attore. Difficilmente ci si potrà dimenticare del Philip Marlowe di Bogart, con i suoi tic e le sue battute ciniche, il suo atteggiamento sprezzante verso tutto e tutti, disincantato eppure così ligio al dovere. Ogni volta che il suo sguardo si incontra con quello della Bacall sembrano venir fuori scintille: l'attrazione e la carica erotica fra i due è ai massimi livelli anche se praticamente si sfiorano solo un paio di volte.
    La trama è intricatissima ma bisogna lasciarsi trasportare dal fascino del bianco e nero, dall'incessante flusso di fumo e alcol, dalla serie di cadaveri e dalle numerose sparatorie, dalle battute disarmanti di Marlowe, dalle splendide ragazze che cercano di irretirlo. Uno di quei film che sono simboli della massima rappresentazione di un certo cinema, fatto di personaggi mitici e inarrivabili, ma non per questo meno deboli di noi, di storie complicate e apparentemente insolvibili e di un fascino che raramente oggi si ritrova nel cinema moderno.
     
    Manuela Gobbo 
    April 03

    SOLO DUE ORE di Richard Donner

    16 Blocks
    di Richard Donner
    USA 2006
     
    Prendete un Bruce Willis che fa il Bruce Willis: trasandato e alcolizzato con tanto di barba lunga. Aggiungete un po' di trucco che lo fa sembrare più vecchio, i baffi e qualche chilo di pancia. Il personaggio è nelle sue corde, ma privato del fascino che si portava dietro sempre e comunque.
    Prendete Richard Donner che rivisita la coppia formata dal bianco sull'orlo del precipizio e il nero che fa da spalla (questa volta svampito e simpatico, che fa quasi tenerezza).
    Gli argomenti del film non sono certo innovativi: un detenuto che in realtà è un bravo ragazzo, il poliziotto che fa la cosa giusta a costo di andare contro i colleghi amici e un'amicizia nata da una coppia mal assortita ma che ridarà speranza ad entrambi.
    I temi sono sempre i soliti, le scene action fracassone sono godibili anche se alla lunga un po' fastidiose (la durata massima di ogni sequenza è di 2 secondi e la mdp ha movimenti forsennati che confondono e non consentono di capire quello che succede) e le battute sono simpatiche e scritte con mestiere.
    Sarebbe un film divertente se non ne avessimo già visti a decine sempre uguali, cosa che indubbiamente toglie quella freschezza e simpatia che ha reso pellicole come Arma Letale dei cult.
    Bruce Willis è sempre una garanzia e la sua recitazione sottomessa è convincente, il cattivo-cattivo svolge il suo ruolo viscido con maestria e il giovane di colore è simpatico quanto basta.
    Assolutamente perdibile o sicuramente godibile a secondo dei gusti, un film che intrattiene e fa il suo dovere per le due ore di durata e che andrà ad unirsi ai tanti suoi predecessori nel mucchio del senza infamia e senza lode destinato al dimenticatoio.

     

    Manuela Gobbo


    April 01

    DIVORZIO ALL’ITALIANA di Pietro Germi

    di Pietro Germi
    Italia 1963
    cast: Marcello Mastroianni, Daniela Rocca, Stefania Sandrelli

     

    Fin dalle prime scene del film si può notare come Pietro Germi abbia diretto la sua pellicola con grande modernità e freschezza. Siamo introdotti nella vita della famiglia Cefalu’ tramite le stesse parole del protagonista, il barone Fefè, che fa un prologo sullo stile di vita del piccolo paesino dove vive, in cui usanze e abitudini sembrano essersi fermate nel tempo. Nonostante piccoli cenni di modernità arrivino anche in un luogo dimenticato come quello (il candidato del P.C.I. che cerca di introdurre nuove idee o l’uscita de La Dolce Vita) niente sembra smuovere gli abitanti dal torpore di anni e anni di azioni ripetute e sempre uguali. Ed è proprio grazie ad una legge desueta ed incivile che Fefè riesce nel suo intento: sbarazzarsi della moglie e sposare la cugina della quale è innamorato, senza perdere l’onore e anzi, guadagnando il consenso dell’intera comunità. La legge 547 prevedeva infatti che chi fosse responsabile di un delitto d’onore (scovando il congiunto mentre commette il fatto) potesse essere punito con una pena simbolica e di breve durata. Germi mette in scena uno spaccato lucido e quantomai critico della Sicilia e dell’Italia dell’epoca non risparmiando frecciate a nessuno, chiesa compresa (“18.000 abitanti e 24 chiese” recita Mastroianni nel prologo; e poi il prete che “invita” gli elettori a votare “liberamente” per un partito che sia “democratico e cristiano” e chiede inutilmente ai fedeli di non recarsi al cinema a vedere La Dolce Vita) ma attraverso una narrazione grottesca e ironica che rende il soggetto, quantomai serio e se vogliamo di denuncia, divertente e “leggero”. Questo grazie alle belle e originali sequenze oniriche in cui Fefè immagina come commettere il delitto (quella in cui annega Rosalia nella pentola in cui fanno il sapone è spassosissima), o quando pregusta già l’arringa del suo avvocato difensore ma anche grazie ad un Mastroianni davvero eccezionale: la sua recitazione, come di consueto, sembra quasi voler prendere le distanze dal personaggio ma lo rende unico grazie alle sue invenzioni: il tic di Fefè (si ispirò allo stesso regista) e lo sguardo straniato fanno del Barone un protagonista indimenticabile. Tutti gli attori comunque sono in gran forma: Daniela Rocca è bravissima nel ritrarre la brutta e ignorante moglie e la Sandrelli è splendida e provocante. Germi dimostra dunque un ottimo talento per la commedia e riesce a far ridere offrendo anche un motivo di riflessione nel mostrarci uno spaccato del nostro paese con i suoi limiti e i suoi difetti, le sue ipocrisie e le sue ingiustizie.

     

    Manuela Gobbo

    March 17

    MY FAIR LADY di George Cukor

    MY FAIR LADY
    di George Cukor
    Usa 1964
    Cast: Audrey Hepburn, Rex Harrison
     

    E’ una vera gioia per gli occhi My Fair Lady, l’unico film per cui il grande George Cukor ha ricevuto la statuetta per la miglior regia. A dir la verità il film è piuttosto spiazzante e si rimane un po’ straniati dall’impostazione così palesemente teatrale della pellicola che dlle prime battute non si capisce bene se vuole essere un musical classico, una farsa, una storia d’amore o una lezione di fonetica. Premettiamo subito che la visione in italiano ha poco senso, non solo perché si tratta di un musical, ma soprattutto perché la base su cui poggia il film è l’iniziazione della rozza e cockney Eliza all’elegante mondo dell’aristocrazia inglese attraverso l’insegnamento della dizione corretta della lingua di Shakespeare. La prima ora di film l’ho trovata piuttosto noiosa, come se il film facesse fatica a decollare e la splendida Hepburn riesce ad incarnare un essere assolutamente fastidioso con la stessa facilità con cui riesce a sembrare una creatura eterea e divina. L’insistenza con la quale pronuncia le fastidiosissime “aaaaaiiii” mettono alla prova i nervi e ci vuole un po’ per mettersi nell’ottica giusta per apprezzare il film. Non appena Eliza riesce nel suo intento e comincia ad imparare ad essere una donna di classe, il film pare decollare e ad un tratto diverte e ammalia, rapisce e ascia un senso di gioia. La splendida sequenza alle corse sembra un quadro meraviglioso: un bianco e nero nel bel mezzo di un film dai colori sgargianti, gli elegantissimi abiti e cappellini delle signore lasciano senza fiato mentre il tempo si ferma in compagnia del solo rumore degli zoccoli dei cavalli.

    Le musiche naturalmente sono trascinanti, anche se la scelta di doppiare alcuni attori (come la Hepburn ad esempio) a mio avviso non è felice in quanto ne accentua la differenza con il resto del cast perdendo in naturalezza. Non che il sincrono non sia perfetto (il lavoro fatto è certosino) ma certe evoluzioni vocali sembrano un po’ fuori luogo.

    Personalmente non amo tantissimo i film molto cantati come questo, preferisco qualche numero musicale intervallato da più dialogo ma My Fair Lady è godibile fino alla fine. Un po’ eccessiva la lunghezza, il film avrebbe giovato di un bel po’ di minuti in meno magari accorciando numeri musicali si bellissimi ma tirati troppo per le lunghe (basti pensare allo stupendo numero del padre di Eliza, in assoluto il personaggio migliore, che si prepara a sposarsi cantando “I’m getting married in the morning”: la sua bellezza non ne avrebbe risentito se fosse stato più corto).

    In definitiva il film di Cukor è assolutamente da vedere, godere e personalmente forse non sarà fra quelli che riguarderò facilmente vista la lunghezza, ma è sicuramente un pezzo di storia del musical americano.
     
    Manuela Gobbo
    March 14

    FRA LE TUE BRACCIA di Ernst Lubitsch

    CLUNY BROWN

    di Ernst Lubitsch
    Usa 1946
    Cast: Charles Boyer, Jennifer Jones

    Il penultimo film di Lubitsch all’apparenza possiede sempre la solita leggerezza, come se tutto fosse così facile nel cinema ed ogni movimento di macchina, ogni sequenza fosse concatenata una all’altra con una naturalezza che passa quasi inosservata ma si percepisce fin dalla prima scena. Più di altri suoi film, Cluny Brown nasconde sottotesti amari, a volte addirittura spietati. Lubitsch affronta ancora con ironia le differenze fra le classi sociali, l’educazione a stare al proprio posto, il non dover avere ambizioni se non direttamente proporzionali al proprio ruolo nella società e la difficoltà degli “spostati” ad accettare i compromessi. E’ proprio l’incontro fra due “fuori posto” la base della storia del film: la giovane Cluny, destinata a diventare una donna di servizio ma con un debole per l’idraulica e l’intellettuale e antinazista Belinski, senza patria e senza soldi che si rifugia in Inghilterra cercando ospitalità prima da un amico (che però non c’è) poi presso il castello di una coppia di aristocratici dove andrà a lavorare la protagonista. Qui Lubitsch mostra un mondo in cui tutti sono succubi dei preconcetti e imbrigliati in tradizioni tanto antiche quanto stupide e nessuna classe sociale è risparmiata: i nobili sono ricchi ma assolutamente ignoranti (ignorano Shakespeare, Hitler, e tutto il mondo che li circonda) anche se comunque generosi verso Belinski; i domestici sono presentati alla stregua di servi e obbligati a compiere le azioni più umilianti ma fieri di appartenere ad una categoria e ancora più “classisti” dei padroni, e ancora più ostili verso Cluny che vorrebbe (trattenendosi) qualcosa di diverso. La media borghesia poi è altrettanto ottusa e non concepisce nemmeno che ci sia qualcosa oltre al piccolo paesino di campagna in cui risiede. Il tutto naturalmente è rappresentato con un’ironia sottile e pungente, come solo Lubitsch era capace, con personaggi memorabili: non solo i protagonisti (una bellissima e ingenua Jones, un elegantissimo e sofisticato Boyer) sono eccezionali, ma restano nel cuore anche il mediocre farmacista e la mamma che si esprime solo a colpi di tosse, la sciocca coppia di aristocratici, la bellissima e vuota Betty Cream. Nonostante la storia d’amore giunga come prevedibile a lieto fine, Lubitsch non risparmia nemmeno una piccola cattiveria verso Cluny e Adam: il primo, senza soldi e ora con una famiglia a carico, abbandona infatti il suo impegno civile e finisce a scrivere best seller e la semplice ragazzina ex-domestica sembra molto a suo agio vestita di tutto punto e palesemente arricchita, dimostrando che in fin dei conti anche se è possibile dare scoiattoli alle noci, al mondo si finisce irrimediabilmente per dare noci agli scoiattoli.

     

    Il dvd distibuito da General Video è sicuramente un buon prodotto: il video è pulito e senza graffi mentre la traccia italiana presenta qualche fruscio ma i dialoghi sono chiari. Molto meglio la traccia inglese che offre più dinamicità e ricchezza di sottofondo. I sottotitoli sono purtroppo solo in italiano (per non udenti) e ho constatato che più di una volta mancano addirittura delle frasi, ed in generale sono piuttosto scarni. Per chi ha una buona conoscenza dell'inglese non sarà comunuqe difficile cogliere le parti mancanti (non fondamentali) in quanto gli attori parlano in modo chiaro.

    Gli extra, oltre alle note su regista e attori, consistono nel commento di Vieri Razzini molto interessante.
    Un buon acquisto per un film da non perdere e ad un prezzo decisamente abbordabile.
     
    Manuela Gobbo
    March 10

    NON SONO UN ANGELO

    I'M NO ANGEL
    di Wesley Ruggles
    USA 1933
    Cast: Mae West, Cary Grant
     
    Il secondo ed ultimo film del giovane Cary Grant a fianco a Mae West, è anche uno dei più divertenti della diva che pare risollevò le sorti della Paramount in pieno declino. Il film, contrariamente ad altri, è pieno di ritmo ed ha alcune fra le battute più celebri della West (cito quelle dal veggente "Vedo un uomo nella tua vita" "Uno solo??" - "Vedo un cambio di posizione" "Eretta o sdraiata?") nonché dei vestiti assolutamente memorabili al limite del kitsch (uno su tutti quello che riprende la tela del ragno). Rivisto oggi, non si può non notare quanto siano cambiati i canoni di bellezza da allora: si fatica a credere che un tipo di donna come la West fosse davvero così attraente agli occhi degli uomini. Comunque, la pellicola intrattiene ancora e sebbene l'alchimia fra i due protagonisti latiti (Grant la detestava) ci si diverte senza annoiarsi. Cary Grant è lontano dalla sicurezza e dal mestiere delle sue future performance e ha ancora tutti quei difetti pre-Sylvia Scarlett (mani sempre in tasca, sopracciglio destro che si alza, rigidità) ma è comunque già bello (la West lo scelse personalmente) e si intravede il fascino che emanerà negli anni a venire.  
     
    Manuela Gobbo
    March 09

    Una Storia Americana (2003)

    CAPTURING THE FRIEDMANS
    di Andrew Jarecki
    Usa 2003
     
    Interessante documentario che affronta un tema di cronaca: una famiglia benestante di Long Island, padre, madre e tre figli maschi, sulla quale si abbatte improvvisamente l’accusa di un crimine orribile. Padre e figlio più piccolo infatti vengono accusati di aver molestato dei ragazzini durante alcune lezioni di computer che il capofamiglia teneva a casa propria.
    Il documentario cerca di affrontare tutti i punti di vista, permettendoci di calarci nel mondo dei Friedman grazie alle loro riprese con la telecamera (erano infatti appassionati, quasi ossessionati, e filmavano praticamente qualsiasi momento della vita familiare, liti incluse). Oltre ai filmati personali, vengono mostrate interviste alla madre e a due dei figli (fra cui l’accusato Jesse), al fratello del padre, alla polizia e ad alcuni dei ragazzi che da piccoli avrebbero subito molestie. Ne viene fuori uno spaccato piuttosto scioccante sulla mania di protagonismo della società benestante americana, la loro ossessiva volontà di compiacere la comunità alla quale appartengono e anzi di mostrarsi sempre all’altezza e oltre. Si nota anche l’assoluto bisogno di trovare un mostro depositario dei mali che affliggono la società, da contrapporre all’integrità della propria esistenza, anche quando ci sono ragionevoli dubbi sulla colpevolezza degli accusati. Il documentario non vuole prendere posizione, anche perché è praticamente impossibile sapere quanta verità ci sia in quello che le parti dicono, i dubbi restano tanti, e si ha la spiacevole sensazione che la condanna dei due Friedman non abbia di fatto risolto nulla, ma procurato ancora più danni a tutte le parti coinvolte. Da vedere.
    Manuela Gobbo
    March 07

    UN POSTO AL SOLE di George Stevens

    A PLACE IN THE SUN
    di George Stevens
    USA 1951
    Cast: Montgomery Clift, Elyzabeth Taylor, Shelley Winters
     
    Uno dei melodrammi più famosi degli anni 50, vincitore di 6 premi oscar.
    George Stevens ha talento e un tocco elegante, e in questo genere di film ha sempre saputo restare in prezioso equilibrio miscelando bene gli elementi, e questo non fa eccezione.
    Mi sembra comunque che i premi vinti siano eccessivi e che il film non sia fra i più memorabili. Ottimo Clift, che sa restituire un personagggio ricco di sfumature: pericoloso, ambizioso ma anche fragile e ingenuo. Ma bravissima anche la Shelley e intrigante la Taylor.
    Un film "da donne" forse, come spesso venivano etichettate le pellicole romantiche del regista, ma che sicuramente vale anche per l'approfondimento psicologico: l'inadeguatezza del povero di fronte alle classi sociali più elevate alle quale vorrebbe tuttavia appartenere.
    Le scene d'amore fra Clift e la Taylor sono tuttavia ancora oggi di grande impatto.